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Bentornato/a nel mio blog di psicologia e psicologia criminale!
Nell’articolo di oggi esaminiamo un serial killer italiano che ha sconvolto la Sicilia negli anni ’90: Bartolomeo Gagliano.
La storia di Bartolomeo Gagliano, noto come il “Mostro di San Valentino“, rappresenta un caso di crimine e follia che ha sconvolto l’opinione pubblica per anni.
La sua carriera criminale segnata da omicidi, evasioni e violenze lascia intravedere un oscuro abisso nella sua psicologia criminale.
Questo articolo si propone di analizzare la vita e la mente di Bartolomeo Gagliano, esplorando i suoi primi anni, i rapporti familiari, i suoi comportamenti criminali e gli elementi che caratterizzano il suo profilo criminale.
Infanzia e Famiglia
Bartolomeo Gagliano nasce a Nicosia, in Sicilia, nel 1959, ma si trasferisce con la famiglia a Savona da bambino.
Cresce in una famiglia apparentemente normale e non emergono segnali precoci di devianza o disturbi comportamentali.
Tuttavia, è importante notare che gli elementi che possono scatenare la violenza e l’instabilità emotiva non sono sempre evidenti all’esterno.
I dettagli precisi sulla sua relazione con i genitori sono limitati, ma l’analisi delle dinamiche familiari potrebbe offrire spunti per comprendere meglio le radici del suo comportamento criminale.
Primo Omicidio e Profilo Criminale
A soli 22 anni, nel gennaio del 1981, Gagliano commette il suo primo omicidio, uccidendo una prostituta tossicodipendente di nome Paolina Fedi.
Questo omicidio sembra essere scaturito da un mix di gelosia, rabbia e paura di rivelazioni che avrebbero compromesso la sua relazione ufficiale.
L’uso di un sasso per spaccare la testa della vittima suggerisce una violenza estrema e una mancanza di controllo degli impulsi, tratti tipici di un assassino disorganizzato.
Evasioni e Comportamenti Successivi
Dopo essere stato dichiarato incapace di intendere e di volere per il primo omicidio, Gagliano evade più volte dagli ospedali psichiatrici in cui era detenuto.
Le evasioni ripetute evidenziano una certa astuzia e pianificazione nelle sue azioni, suggerendo che potrebbe essere un assassino organizzato.
Durante le fasi di libertà temporanea, compie rapine, ferisce persone e si fa coinvolgere in situazioni criminali, dimostrando una crescente mancanza di controllo e una tendenza alla violenza senza scrupoli.
Rapporti Interpersonali e Profilo Psicologico
Durante la sua permanenza nell’ospedale psichiatrico di Montelupo, Gagliano stringe un legame particolarmente intenso con Francesco Sedda, un compagno di detenzione.
Entrambi gli individui condividono una vita segnata da fallimenti, tossicodipendenza e problematiche mentali.
Questo legame può aver contribuito a rafforzare il loro comportamento deviante e criminale, fornendo un sostegno reciproco all’interno di una realtà distorta.
Conclusioni

Bartolomeo Gagliano rimane un caso emblematico di psicologia criminale, in cui si mescolano elementi di un assassino organizzato e disorganizzato.
La sua infanzia apparentemente normale, seguita da un primo omicidio estremamente violento, evidenzia la complessità della formazione di un criminale.
I suoi comportamenti successivi, tra cui evasioni, rapine e violenze, sottolineano un progressivo deterioramento della sua capacità di controllare gli impulsi e di conformarsi alle norme sociali.
Il legame con Sedda e la ricerca di appartenenza all’interno di un ambiente deviante possono avere contribuito alla sua spirale criminale.
Lo studio di casi come quello di Bartolomeo Gagliano è fondamentale per comprendere i fattori che conducono all’emergere di serial killer e per migliorare le strategie di prevenzione e intervento nel campo della criminologia.
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